Poesie

La Sardegna raccontata a mia figlia

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A Eleonora, perché sappia sempre dove sono le sue radici. Cantano le cicale, all’ombra dei ginepri, la Sua storia millenaria, scavata nella roccia a forza di marea, e qui, nella polvere di ogni mancato temporale, per questo rivolo morto, tra lentisco e ginestre, scorre il sangue tuo, e per

La piena

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Riflessioni dal ponte   Borbotta il fiume le tempeste e i temporali passati e tra gli argini scivola via per mai voltarsi indietro. Nel suo impeto minaccia ogni prossimità e non si arresta e non si placa.   Così è il vivere, trascinando i detriti dei ricordi, strappando radici

L’albero della vita

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  Se solo avessi trascinato speranze sotto i miei passi stanchi, avrei ancora occhi per inseguire orizzonti e distese di germogli da veder crescere, orme di fango da riempire, vene d’acqua da liberare, avrei ancora coraggio per aprire finestre al giorno che insiste e mani nude per scardinare il

Natale

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  Una cascata di luci sulle tue bianche pareti, Vicenza, il buio ti è amico anche stasera, pungente di brezza sotto i colonnati, simmetrie, altezze, perimetri mai casuali. Una vena di acque torbide attraversa le tue fatiche, trasudando antichi travagli. all’ombra del leone alato. Cosa mi celi ancora Vicenza,

Onde (un pianoforte, la pioggia, macerie di un Impero)

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  Verona, 28 luglio 2014   A quale oceano appartieni, tu che fosti risacca, schiuma, che di onda in onda m’avvolgevi per un istante soltanto, e spietata ti ritraevi? Un poco alla volta mi trascinavi via, io che vivevo di attese, e mi lasciavo consumare nel tuo abbraccio che